La tecnica della gouache o guazzo

La tecnica del guazzo o, detto alla francese della gouache, che sempre più sta prendendo piede nelle tecniche artistiche “ritrovate”, impiega un tipo di pigmento che ha la stessa natura della tempera, ma è reso leggermente più consistente con l’integrazione di gesso o biacca insieme ad un composto di gomma arabica.

La soluzione finale è un pigmento con un colore leggermente più opaco della normale tempera.

Conosciuta e utilizzata già nell’Europa del Cinquecento, veniva impiegata prevalentemente per eseguire bozzetti preliminari per grandi lavori a olio.

I grandi pittori decoratori italiani ne hanno fatto un grandissimo uso per gli abbozzi dei grandi affreschi nei palazzi del Rinascimento.

Nel Settecento si diffondeva in Francia e nell’Ottocento veniva impiegata largamente per la realizzazione di cartelli pubblicitari.

Diluibile in acqua, inodore e di rapida essicazione, per la sua composizione ha un’alta caratteristica di reversibilità, e quindi permette ritocchi all’interno del colore già steso ed asciutto, e sfumature pari a quelle della pittura ad olio, in variante opaca.

La resa finale è molto coprente e satinata.

Un’opera a guazzo, a prima vista, può essere benissimo confusa con un dipinto a olio.

La sua luminosità, data dal caratteristico colore perlaceo, deriva proprio dall’aggiunta della biacca o gesso.

Questa tecnica viene ancora felicemente impiegata nella produzione di decalcomanie, papier paint e negli attuali ambienti scenografici.


All’estero spesso il termine gouache viene indicato per la tempera, mentre la presenza di gomma arabica nella composizione (presente anche come legante nell’acquerello) rende questo tipo di pittura più elastica e molto diluibile in acqua senza perdere di intensità cromatica; se volessimo necessariamente dare una definizione potrebbe essere definito come un acquarello coprente e concentrato.

Ottimale su progetti lunghi, perché può essere reidratato ed utilizzato più volte.


I problemi che da sempre questa tecnica trascina con sé sono tre:

1) Il pigmento che viene steso sul supporto ha un colore che cambia con il processo di essiccazione, il gesso tende a schiarire la tonalità di quasi 2 toni, quindi quando si lavora in più riprese occorre tenerne conto.

2) Bisogna fare attenzione allo spessore dello strato da stendere, perché si formano delle microfessure, date dalla quantità di gesso all’interno della composizione, che rimangono anche dopo l’essiccazione, togliendo uniformità e bellezza al dipinto.

3) Attenzione anche al supporto su cui si dipinge, che deve essere molto assorbente, come carta, cartone, terracotta o preparato con del gesso acrilico, per fare in modo che la gouache non si stacchi.


Quali pennelli sono ideali per questo tipo di tecnica? 


Ideali per la tecnica pittorica della gouache sono le serie 105 e 107 Borciani e Bonazzi in martora, ma non solo, anche il bue extra fine della serie 75 Borciani e Bonazzi è una garanzia, trattandosi di una resa particolarmente coprente. Per chi invece predilige la fibra sintetica si consiglia la linea in sintetico oro fine della serie 86 Borciani e Bonazzi, versatile e cruelty free.


Grazie alla sua fibra molto morbida ed assorbente la serie Borciani e Bonazzi UNICO Mangusta 800, con manico antirolling, ergonomico e bilanciato si presta molto bene per la gouache, così come la pennellessa in morbido filato bianco della serie 300, perfetta per le campiture maggiori.


Ogni pennello è perfettamente lavabile con acqua, e per mantenersi ancor meglio nel tempo ed eliminare gli eventuali residui di pigmento, è consigliabile usare il sapone vegetale Borciani e Bonazzi nella pratica scatola in alluminio.

La gouache non lascia traccia sulle fibre, ma ideale è utilizzare una serie di pennelli solo per questa tecnica.
 

Tag:  acquistoarteartistiazienda italianaazienda pennelliazienda storicabelle artibuefilato sinteticogouacheItalia1951oro fineunico

Shop online pennelli belle arti

Condividi facebook share twitter share pinterest share
Omega-net - Internet Partner